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Fino al 1915


Le basi e l’evoluzione storica del territorio Tirolese-trentino/Welschtirol

Già con l’età del Bronzo, dal XII secolo a.C., le aree corrispondenti alle attuali regioni del Trentino/Südtirol, del Tirolo orientale (Ost-Tirol) e della Bassa Engadina, si pensa fossero caratterizzate da una cultura autonoma, consolidatasi durante l’età del Ferro (V secolo - I secolo a.C.)

In seguito alla caduta dell’Impero Romano ed alle invasioni barbariche, il territorio corrispondente all’attuale provincia di Trento cominciò ad assumere un’autonomia politico/amministrativa. Ciò avvenne in concomitanza con il dominio longobardo, durante il quale il territorio corrispondente all’episcopato di Trento, a poco a poco, si costituì come ducato indipendente (perdendo quel vincolo amministrativo con i territori corrispondenti alla regione Venetia et Histria di romana memoria). Il duca longobardo, tuttavia, fu gradualmente soppiantato nella propria funzione dal vescovo di Trento che ne assorbì i poteri. Il primo vescovo ad essere investito di potere politico fu Manasse nel 933 d.C.

La nascita del Principato vescovile di Trento, dunque, è preceduta da una progressiva concentrazione dei poteri politico-amministrativi nelle mani del vescovo e la causa di tale trasferimento di potere può essere individuata in due motivazioni principali:

 -         la crisi dei poteri regi nella penisola italica;

 -         il conseguente passaggio del territorio del ducato di Trento nel 951 all’impero Romano-Germanico e, precisamente, al ducato di Carantania.

Tuttavia l’istituzione di una vera e propria autonomia può dirsi propriamente compiuta solo con l’atto di investitura del vescovo di Trento della sovranità di principe del Sacro Romano Impero da parte di Enrico II nel 1004 (azione di cui manca il relativo diploma) e successivamente nel 1027 da parte di Corrado II il Salico (con relativo diploma). Da questo momento il Principe vescovo venne nominato direttamente dall’imperatore, godendo quindi anche di seggio e voto nella Dieta dell’Impero.

Questo territorio, proprio perché governato da un’autorità che incarnava sia il potere spirituale che il potere secolare, si trovò nelle condizioni di doversi confrontare con un Advocatus. Quest’ultimo costituiva un’autorità amministrativa che faceva da tramite tra l’imperatore ed il Principe vescovo. L’avvocato per ampliare il proprio potere cercò alleanze, in funzione antivescovile, con le città, la nobiltà o i contadini, favorendo l’istituzione di autonomie e privilegi che vennero difesi strenuamente anche nei confronti dello Stato moderno (che nacque con l’imperatrice Maria Teresa)

Il Principato vescovile tra l’XI e il XIII secolo comprendeva i territori dell’attuale provincia di Trento (all’infuori della val di Fassa, del Primiero e della Valsugana a oriente di Novaledo). I suoi confini si estendevano fino oltre Levico a est (comprendendo le pievi di Pergine e Calceranica appartenenti alla diocesi di Feltre), fino a Tèll di Merano a nord e in val Venosta fino a Puntota in Engadina (diocesi di Coira) a nord-ovest. Facevano poi parte del Principato anche le pievi di Avio e Brentonico (appartenenti alla diocesi di Verona). Il resto dei territori del Principato corrispondeva ai confini della Diocesi.

Tuttavia già dalla metà del Trecento il territorio governato dal vescovo andò frammentandosi a causa del passaggio di alcune sue parti ai possedimenti dei Conti del Tirolo ed a causa della vicinanza degli Stati italiani, quali il ducato di Milano prima e soprattutto la Repubblica di Venezia poi. In particolare fu proprio la Serenissima che per circa cento anni (dal 1411 al 1509) occupò la Vallagarina (Rovereto compresa) e Riva del Garda.

Nonostante ciò questo territorio composito a cavallo delle Alpi poté godere di una forma di unità in quella che venne definita come Confoederation tirolensis. Essa fu preceduta da vari trattati, fra i quali spiccano le celebri “compattate”, ovvero leggi che regolavano i rapporti economici e militari te la Contea del Tirolo e i Principati vescovili di Trento e Bressanone. In sostanza queste tre entità vennero vincolate da comuni accordi i quali portarono ad un’uniformità politico-amministrativa che purtuttavia permetteva il mantenimento di autonomie locali fra i tre organismi sopracitati. Valutando il contenuto di questa convenzione si può notare facilmente come tali accordi siano stati assunti in maniera similare dagli Stati moderni uniti nel Mercato Europeo Comune e nell’ONU.

La storia del Principato vescovile si susseguì sotto la guida dei principi vescovi fino al 1801, quando venne secolarizzato da Napoleone. Nel 1815, dopo il turbinio delle guerre Napoleoniche il Principato vescovile entrò a far parte integralmente della contea del Tirolo, entro i confini della Confederazione germanica e dell’Impero Asburgico fino al 1918. In seguito alla 1^ Guerra Mondiale passerà al Regno d’Italia e nonostante ciò il vescovo di Trento manterrà il titolo di Principe fino agli anni Sessanta del Novecento. 

 

 

 

L'immagine qui sopra indica l'estensione del Principato vescovile di Trento fra i secoli XI e XIII e confronto con l’attuale regione Trentino/Südtirol

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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